giovedì 1 settembre 2011

Sbroia? Sbroia!

Eccoci in quel di Vezia da poco più di una settimana...
La ditta di traslochi che ci è stata consigliata da più fonti ha lavorato in maniera impeccabile e, nonostante il caldo torrido della settimana in cui ci siamo spostati, ci siamo rimboccati le maniche ed in pochi giorni abbiamo svuotato tutte le casse di oggetti ed oggettini vari e ci siamo installati nel nostro nuovo nido. Mancano ancora alcuni dettagli: tende, quadri e qualche lampada, ma vi promettiamo di pubblicare qualche immagine dell'appartamento nei prossimi giorni.
Oggi colgo l'occasione per trascrivere un articolo letto su un quotidiano sopracenerino: il testo parla degli "sbroia", cercando di dare qualche spiegazione sul termine che viene dato ai Luganesi.
Visto che in questi giorni mi è stata rivolta in qualche occasione questa parola, l'articolo "cade a fagiolo" per... farsi qualche risata.
Buona lettura :)


Lo ‘sbroia’ che ha fatto grande Lugano (di Paolo Bobbià)

Cittadino fino al midollo, griffato se le finanze lo permettono (se no c’è sempre il tarocco), imbellettato o comunque dall’aspetto curato e alla moda, spesso lavora in un ufficio della city , una banca o un’assicurazione, ma questo non è indispensabile. Imprescindibile è forse invece una simpatia per l’Hockey o il Football club della Città.
Ecco un plausibile identikit dello sbroia , un epiteto né gradevole né particolarmente gradito, che nel tempo ha acquistato il valore di snob, con la puzza sotto il naso. Una sorta di baüscia milanese, in salsa luganese.
Questo lo sbroia di oggi. Ma tanto alti di naso non erano gli originali, ovvero coloro i quali, appena tornati dal Ceresio carichi di pescato, pulivano il pesce prima di metterlo in vendita. Sbroia deriverebbe infatti da sbroia botass osbroia botasc che è appunto chi svuotava le pance dei pesci dagli intestini. Un lavoro che chiaramente poco ha a che vedere con l’essere snob, e soprattutto assolutamente impraticabile con la puzza sotto il naso.
Questa non è l’unica ipotesi sull’origine del termine, ma per noi la più curiosa, soprattutto alla luce di come i cittadini luganesi sono oggi visti dagli altri ticinesi, più a nord come più a sud.
I tempi sono appunto cambiati e sbroia è divenuto oggi il luganese secondo lo stereotipo e per estensione pure chi, fuor di provincialismo, concede parecchio spazio alla forma e forse meno al contenuto. Non sarà un carattere peculiare del Gigi di Viganello , per intenderci, ma di uno che del meno pocia e püsee susctanza non ha di certo fatto la sua filosofia di vita.
Tornando a pensare a ciò che succedeva su quello stesso lungolago oggi punteggiato da turisti e mojito, realizziamo sempre più con fatica che laddove ora campeggiano i menù dei ristoranti fini o le insegne delle boutique trendy, stavano appese sgocciolanti le reti da pesca e ai piedi delle colonne che incorniciano i palazzi di banche e fiduciarie stavano accatastate le cassette del pescato. Quelle nasse che oggi vengono ricordate solo dal nome della via più chic della città: via Nassa, appunto. Là dove venivano appoggiati i contenitori di legno umidi e puzzolenti di pescato, oggi vengono posate le pelli più ricercate di borse e valigette griffate. O al massimo deretani avvolti da jeans all’ultimo grido.
Segni dei tempi, segni della ricchezza che il lago ha donato a questa terra, prima con la pesca, poi col turismo, fino a farla diventare la prima e forse l’unica città a sud delle Alpi.
Una città che però non ha dimenticato chi la fortuna di essere sbroia (nel vero senso del termine) non l’ha avuta. Nel 2010 lo ha fatto versando oltre 28 milioni quale contributo di livellamento a vantaggio dei comuni meno abbienti.
Un aiuto fondamentale per una più equa ripartizione delle risorse sul territorio ticinese, anche se a volte si ha l’impressione che questo aiuto addormenti la progettualità e l’imprenditorialità di altre terre, magari più a nord, sicuramente non meno ricche di possibilità.
Essere sbroia sembra ora forse un epiteto meno offensivo, almeno per chi la puzza sotto il naso è un profumo di lago.