sabato 5 ottobre 2013

La PCi oltre le barriere

Al termine di un'impegnativa settimana di Protezione Civile, è stato un piacere questa mattina leggere un articolo di giornale che ben ha narrato quanto di brillante ed entusiasmante è stato svolto da una delle sezioni della compagnia assistenza che da qualche tempo ho il piacere di co-condurre.
Non spendo ulteriori parole sull'esperienza vissuta e che ho contribuito ad organizzare e gestire: il giornalista ha senza dubbio riassunto in modo esaustivo il concetto elaborato e che ha certamente arricchito tutti coloro che ne sono stati coinvolti.



La PCi oltre le barriere
di David Leoni

Un censimento delle barriere architettoniche presenti negli edifici e nelle aree pubbliche della regione. In altre parole nell’ambiente costruito. Lo ha ultimato, proprio in queste ore, la Compagnia Assistenza della Protezione civile di Locarno e Vallemaggia, agli ordini del capitano Milijan Sinicco. Il progetto, che non è nuovo, ha quale scopo quello di migliorare la fruibilità di spazi e attrezzature (edifici amministrativi, aree di svago ma anche ristoranti, banche, negozi) ai disabili attraverso la raccolta di segnalazioni destinate alle pubbliche Amministrazioni. Le informazioni accumulate costituiscono una banca dati che servirà alle Amministrazioni per programmare le priorità degli interventi destinati al superamento di ostacoli che si possono incontrare ovunque (parcheggi inadeguati, porte strette, scale, corridoi, assenza di scorrimani, di segnaletica, uso di materiali sdrucciolevoli, porte in vetro non evidenziate, spigoli vivi e via dicendo). Con la speranza, ovviamente, che alle parole seguano i fatti concreti e che intralci e ostacoli vengano, in breve tempo, cancellati attraverso soluzioni progettuali migliori o alternative. Le barriere architettoniche, infatti, rappresentano ancora un grave problema che affligge molte comunità e rende assai scomodo il vivere comune per molte persone che soffrono di specifici handicap. «Tutta l’operazione ha preso avvio nel 2007 – spiega il capitano Sinicco –. Un primo censimento eseguito nella regione in quell’anno ha raccolto ampi consensi tra le Amministrazioni pubbliche. Così, approfittando anche del fatto che dal 1° febbraio 2012, secondo la Legge edilizia, tutti gli edifici e impianti destinati al pubblico devono essere accessibili ai disabili, abbiamo deciso di riproporre l’inventario». Un discorso, questo, osserva Lorenzo Manfredi, maggiore della Protezione civile nonché supervisore dell’operazione, «che non si limita alle sole persone costrette sulla sedia a rotelle, ma che abbraccia anche la mobilità di anziani e mamme con passeggini e carrozzelle». L’esercizio è dunque stato riproposto in 15 comuni, in buona parte non ancora interessati dalla precedente catalogazione (Valle Maggia, Terre di Pedemonte e alcune località della Verzasca). In pratica, i maggiori centri della regione sono stati “visitati” dai militi, istruiti prima della missione da un architetto della Ftia e da un portatore di handicap che ha raccontato la propria esperienza. A tale scopo, sono state fornite loro delle schede ufficiali da compilare calandosi nel ruolo della persona con difficoltà motorie. Osservazioni e fotografie a testimonianza di ciò che è stato riscontrato saranno ora inviate ai singoli Comuni (con copia alla Ftia). L’inventario, come detto, ha tenuto conto anche di spazi quali negozi, farmacie, commerci, sedi scolastiche, marciapiedi e mezzi di trasporto. Ovunque, il personale della PCi ha trovato persone disposte a collaborare e gentili (un plauso particolare va agli autisti dei mezzi di trasporto pubblici della regione, sempre pronti a dare una mano).
Un passo importante verso l’eliminazione di quelle barriere architettoniche ancora esistenti, dal 2007 ad oggi è stato sicuramente compiuto. Marciapiedi smussati, stabili con accessi migliorati (com’è il caso per Palazzo Marcacci, a Locarno), rampe, appositi posteggi e altro ancora stanno a testimoniare dell’impegno profuso dalle Amministrazioni. Ma molta strada resta ancora da fare, perché purtroppo, stando a quanto ci è stato riferito, non tutti gli accorgimenti presi si sono rivelati adeguati al caso. Questa mano tesa verso l’handicap da parte della Protezione civile di Locarno e Vallemaggia, intanto, non può che far onore al Consorzio, da sempre impegnato anche in progetti di promozione sociale a favore della comunità.

giovedì 1 agosto 2013

Stoccolma 2013... sogno di mezza estate

Ripercorrendo le località finora visitate, abbiamo notato un certo feeling con le città del nord e quest'anno abbiamo quindi optato per tornare a quelle latitudini, scegliendo come meta la capitale della Svezia, Stoccolma.

Dopo le esperienze acquisite in precedenza, abbiamo deciso di optare per un albergo della catena Radisson Blu, e la nostra scelta è caduta sul Waterfront, proprio in centro città. La struttura era moderna e accogliente, il buffet della colazione decisamente ricco, la camera confortevole e silenziosa, e non da ultimo, dotata di un collegamento Internet ad alta velocità degno di tale nome. Si consiglia di richiedere una stanza dei piani alti, dal numero dispari, in modo da poter beneficiare di un bel panorama.

Nonostante negli ultimi anni ce la fossimo presa un po' comoda nel visitare musei e quant'altro, a Stoccolma ci siamo lasciati stupire dalla vasta offerta di luoghi da scoprire...
Abbiamo percorso i corridoi e le stanze del palazzo reale (che ha una camera in più di Buckingham Palace!), scrutato le corone degli antichi regali, assaporato e ballato sulle note degli Abba (e di altri musicisti svedesi), viaggiato (senza affondare) sul maestoso vascello Vasa.
Ci siamo calati nelle vesti di consiglieri comunali della città stazionando nei locali del municipio, abbiamo cercato di comprendere (con poco successo) i pensieri di alcuni artisti moderni, ci siamo lasciati avvolgere dalle immagini del Fotografiska.
Abbiamo solcato il tetto dello SkyView sull'Ericsson Globe e ci siamo fatti deliziare dal panorama offertoci dalla Kaknästornet.
Ci siamo lasciati erudire dalle guide del sightseeing tour con bus e battello e abbiamo percorso il lungo ed in largo la magnifica Gamla Stan, i lungomare e lungolaghi, le banchine dei porti (dove quotidianamente attraccano maestose navi da crociera), le vie pedonali dello shopping, le svariate isolette (come Kastellholmen o Langholmen, dove siamo stati gentilmente guidati da un indigeno), lo spensierato Gröna Lund, i parchi (che si possono percorrere tranquillamente anche in bicicletta),... Insomma, che camminate...

Dopo aver deliziato la vista era anche necessario offrire al palato la giusta ricompensa. Tra i vari locali visitati riteniamo degni di nota il Fem Små Hus, il TGI Friday's (che pur essendo una catena è sempre simpatico), il Who is Mr. French?, il Chokladkoppen, il Mälarpaviljongen ... e per un cocktail dopo cena, il bar dell'albergo, che ironicamente era quello con i prezzi più accessibili (da tenere presente che la tassa sugli alcolici in Svezia è molto elevata, facendo lievitare i prezzi quasi al doppio rispetto a quello a cui siamo abituati in Svizzera).

Come spesso accade, è comunque più intrigante lasciar correre i pensieri osservando qualche scatto caratteristico, per cui vi lasciamo partire alla scoperta della nostra tradizionale galleria "fotografiska".

domenica 31 marzo 2013

In un nuovo "universo" automobilistico

Le nostre vite sono sempre state accompagnate dal marchio Amag (a parte una breve parentesi di Chrysler per Manuel), sin dall'amatissimo Maggiolino di Milijan o dall'Audi 90 nella quale Manuel ha percorso i primi viaggi di famiglia.
Dopo anni di onorato servizio ecco che Amag lascia spazio alla "temuta" concorrenza bavarese: eh sì, ci siamo lasciati affascinare da una Bmw, dalla sua sportiva e dinamica guidabilità, dalla sua linea filante, dai suoi nuovi interni meno rudi rispetto al passato, dal sofisticato ed estremamente tecnologico multimedia,... Un cambio "radicale" che, nei primi momenti, non ci fa rimpiangere le vetture di Wolfsburg o Ingolstadt.

Ovviamente, chi ci conosce ormai lo sa, non potevamo esimerci da aggiungere pure qualche chicca puramente estetica e quindi alla nuova 328i xDrive sono stati donati un colore decisamente appariscente, un pacchetto M-Sport per dare un tocco grintoso e dei cerchioni di grandi dimensioni per non passare inosservati. Eheheh, santo Narciso ringrazia.

Basta parole, lasciamo spazio alle emozioni visive, con una piccola gallery nata durante un breve tour nella regione: chi riconosce i luoghi?

mercoledì 27 febbraio 2013

"Io, cieco, che posso vedere il vento"


Nella carta stampata, che sempre più spesso raccoglie notizie drammatiche, sanguinose e da far rabbrividire, è piacevole talvolta imbattersi in storie semplici, ricche di emozioni, coraggio e serenità; una carica di ottimismo capace di commuovere e di far "vedere" il calore del sole e le dolci carezze del vento…
Un grazie all'articolista e al protagonista di questa vicenda, protagonista con il quale, tra l'altro, ho avuto modo di comunicare durante un progetto legato alla cecità con una delle mie classi di qualche anno fa.


Io, cieco, che posso vedere il vento
di Cristina Ferrari (LaRegione, 27.02.2013)

Ha il fuoco della vita dentro di sé Marco Lavizzari. Un uomo che ha saputo superare con grande coraggio un ostacolo che il destino gli ha messo davanti 18 anni fa, quando un glaucoma ha portato via i suoi occhi e molti progetti. Un destino però che non è riuscito a fermare i tanti sogni.
Cieco nella vista, ma non nel cuore, Marco Lavizzari, 58 anni, residente nella frazione poschiavina di San Carlo, è spesso nel Luganese. Membro di Unitas è fra i referenti scolastici impegnati a portare fra i giovani studenti un messaggio di speranza e di maggiore comprensione del mondo di chi vive, e subisce, un andicap. Grande sportivo (amante dello sci e delle camminate in alta montagna), lo scorso settembre ha oltrepassato una nuova barriera, decidendo di mettersi al timone di una barca a vela di 14 metri. Con lui l’equipaggio del Cruising Club Svizzero di Pregassona capitanato dallo skipper Giorgio Ricci e dai “marinai” Alessandro Intimi, Beatrice Irigoyen, Elisa Lanzi e Paul Leonard.
« È stato un colpo di fulmine – comincia il suo racconto Marco –. Devo tutto all’amica Elisa che con la sua semplicità mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto salire a bordo. La sera ne ho accennato a mia moglie che mi ha detto: “Se ti fa piacere...”. Ho risposto subito di sì ».
Iniziano i preparativi. Tutto viene definito. Meta la Grecia e le acque cristalline dello Ionio, fra le isole di Paxo, Lefkas, Itaka e Zante. « Un’esperienza che all’inizio, a dire il vero, ho affrontato con una certa “tremarèla” – ammette con sincerità Marco . – La mia prima esperienza in barca a vela... Una data e un ricordo che non dimenticherò facilmente ».
Poi piano piano affiorano tanti flashback. « La barca a vela è bella da vedersi – annota lo stesso Marco – è silenziosa nella sua velocità. Quando mi trovavo seduto sulla prua, sentivo i vari rumori, o per meglio dire, le varie melodie: l’acqua che sbatte sul bordo della barca, le nuvole che sorvolano la nostra barca con il loro leggero fruscio, il vento che riempie la vela con la sua forza e la spinge... ».
E là dove la vista non coglie tutte le sfumature della natura, lui, cieco, raccoglie molti “segreti”: « Col cuore stracolmo di felicità ho assaporato le variazioni del vento e la sua velocità, percepivo la sua forza nell’inclinazione della barca, da come cioè rendeva duro il timone, sentivo che mi accarezzava il viso ed… ero libero. Che sensazioni! ».

La forza della volontà

Ma, vi chiederete: un cieco come fa ad andare in barca a vela? « Semplice – è la risposta del nostro interlocutore – risvegliando e puntando sui quattro sensi. Il leggero batter delle onde mi dava informazioni sulla velocità di navigazione, il silenzio rassicurante delle vele e l’inclinazione della barca, mai esagerata. Senza accorgermene sono entrato a far parte dell’equilibrio di tutti questi elementi grazie a una rilassata concentrazione della mente che percepiva le cose in un modo nuovo. La vela per il cieco è fatta di molte sensazioni date da rumori, fruscii e sbatter di vele. Un senso di libertà impagabile che ho voluto cogliere e condividere con l’equipaggio durante le conversazioni a bordo ».
Per Marco quella goia è ancora presente attraverso le sue parole: « Sentire il vento con la pelle, sapere dove è la terra annusandone il profumo, toccare la barca palmo a palmo e costruirsi così la propria immagine fotografica. Ecco come è possibile per un cieco orientarsi in mare su una barca a vela ».
Per un cieco, infatti, fondamentale è sfruttare tutte le sensazioni che provengono dagli altri sensi: udito-tatto-olfattogusto. I primi due sono sicuramente fondamentali, ma anche l’olfatto e il gusto aiutano il cieco. In mare l’olfatto porta a sentire l’odore di pioggia prima dell’arrivo di un temporale, sconosciuto ai moderni velisti normodotati, in quanto, da tempo, le strumentazioni a bordo hanno tolto loro questo piacere.
Il gusto aiuta a capire se gli spruzzi sul viso sono gocce di pioggia o schizzi delle onde del mare. L’udito comunica le mille informazioni al cieco velista: l’onda che frange sulle fiancate della barca con il suo rumore trasmette la sua altezza e lunghezza e la sua velocità: « Il suono in lontananza di un motore o di una sirena sono le emozioni del mondo marino – aggiunge Marco – il canto allegro di un gabbiano segnala la vicinanza della terra o di un porto. Del resto, i normodotati non vedono il vento in quanto l’aria che lo genera è trasparente e quindi invisibile. Il vento… quanto è importante, è la magia che muove le barche a vela ». La durezza trasmessa dalla pressione dell’acqua sul timone, aiuta il cieco a percepire le varie sensazioni, i suoi sensi non sono più sviluppati, li usa e basta.

Un tuffo nella libertà

Il mare, perché allora non provare a tuffarsi libero in acque profonde senza salvagente o altri limiti? « I miei compagni di avventura mi hanno invitato a fare questa esperienza. Mi sono fidato di tutti, ci ho provato, con il cuore in gola ho spiccato il primo tuffo… che sensazione, troppo bello! Mai avrei pensato di lanciarmi in acqua dal bordo della barca, invece di usare la scaletta... », pensa con emozione a quei momenti Marco.
« Tornato a terra nella mia quotidianità, la mente, spesso all’improvviso, ritorna a quelle immagini. È stata un’esperienza che non scorderò mai. Nella mia memoria sono indimenticabili le voci dei compagni di avventura » non manca di dirci il moderno navigatore.
« È quello che c’è dentro che colora la nostra vita – sono le ultime parole che attestano un carattere eccezionale. – Mai avrei pensato di poter fare un’esperienza simile. Ma purtroppo le cose belle finiscono in fretta e, infatti, sette giorni sono letteralmente volati. Così dopo i saluti, qualche lacrima e le promesse di risentirci, abbiamo dovuto lasciare la nostra barca, dopo che per una settimana è stata la nostra casa. Ho filmato nella mia mente ogni istante, questo mi darà modo di riviverla ogni attimo e fare tesoro di ogni minuto vissuto »

giovedì 14 febbraio 2013

Una Zurigo... glaciale.


Era da un po' di tempo che non rendevo visita alla bella Zurigo… Quale giornata migliore per farlo se non quando la temperatura esterna è di - 9°?
Più o meno pronto a combattere il freddo sono uscito di casa e subito mi sono rintanato in uno Starbucks per gustarmi un caldo cappuccino ed una fetta di torta: un po' di calorie per poi affrontare dignitosamente il gelo…
In seguito su e giù per qualche tram, lungo la Bahnhofstrasse, Niederdorf e le classiche viuzze del centro.
Pranzo a Dübendorf con Manuel e al pomeriggio una capatina all'MFO - Park di Oerlikon ed alla Polyterrasse. Poi… il freddo ha vinto, eheheh.
Questa sera cenetta al lume di candela e domani sarà un altro grigio e gelido giorno… Shopping in arrivo?