sabato 5 ottobre 2013

La PCi oltre le barriere

Al termine di un'impegnativa settimana di Protezione Civile, è stato un piacere questa mattina leggere un articolo di giornale che ben ha narrato quanto di brillante ed entusiasmante è stato svolto da una delle sezioni della compagnia assistenza che da qualche tempo ho il piacere di co-condurre.
Non spendo ulteriori parole sull'esperienza vissuta e che ho contribuito ad organizzare e gestire: il giornalista ha senza dubbio riassunto in modo esaustivo il concetto elaborato e che ha certamente arricchito tutti coloro che ne sono stati coinvolti.



La PCi oltre le barriere
di David Leoni

Un censimento delle barriere architettoniche presenti negli edifici e nelle aree pubbliche della regione. In altre parole nell’ambiente costruito. Lo ha ultimato, proprio in queste ore, la Compagnia Assistenza della Protezione civile di Locarno e Vallemaggia, agli ordini del capitano Milijan Sinicco. Il progetto, che non è nuovo, ha quale scopo quello di migliorare la fruibilità di spazi e attrezzature (edifici amministrativi, aree di svago ma anche ristoranti, banche, negozi) ai disabili attraverso la raccolta di segnalazioni destinate alle pubbliche Amministrazioni. Le informazioni accumulate costituiscono una banca dati che servirà alle Amministrazioni per programmare le priorità degli interventi destinati al superamento di ostacoli che si possono incontrare ovunque (parcheggi inadeguati, porte strette, scale, corridoi, assenza di scorrimani, di segnaletica, uso di materiali sdrucciolevoli, porte in vetro non evidenziate, spigoli vivi e via dicendo). Con la speranza, ovviamente, che alle parole seguano i fatti concreti e che intralci e ostacoli vengano, in breve tempo, cancellati attraverso soluzioni progettuali migliori o alternative. Le barriere architettoniche, infatti, rappresentano ancora un grave problema che affligge molte comunità e rende assai scomodo il vivere comune per molte persone che soffrono di specifici handicap. «Tutta l’operazione ha preso avvio nel 2007 – spiega il capitano Sinicco –. Un primo censimento eseguito nella regione in quell’anno ha raccolto ampi consensi tra le Amministrazioni pubbliche. Così, approfittando anche del fatto che dal 1° febbraio 2012, secondo la Legge edilizia, tutti gli edifici e impianti destinati al pubblico devono essere accessibili ai disabili, abbiamo deciso di riproporre l’inventario». Un discorso, questo, osserva Lorenzo Manfredi, maggiore della Protezione civile nonché supervisore dell’operazione, «che non si limita alle sole persone costrette sulla sedia a rotelle, ma che abbraccia anche la mobilità di anziani e mamme con passeggini e carrozzelle». L’esercizio è dunque stato riproposto in 15 comuni, in buona parte non ancora interessati dalla precedente catalogazione (Valle Maggia, Terre di Pedemonte e alcune località della Verzasca). In pratica, i maggiori centri della regione sono stati “visitati” dai militi, istruiti prima della missione da un architetto della Ftia e da un portatore di handicap che ha raccontato la propria esperienza. A tale scopo, sono state fornite loro delle schede ufficiali da compilare calandosi nel ruolo della persona con difficoltà motorie. Osservazioni e fotografie a testimonianza di ciò che è stato riscontrato saranno ora inviate ai singoli Comuni (con copia alla Ftia). L’inventario, come detto, ha tenuto conto anche di spazi quali negozi, farmacie, commerci, sedi scolastiche, marciapiedi e mezzi di trasporto. Ovunque, il personale della PCi ha trovato persone disposte a collaborare e gentili (un plauso particolare va agli autisti dei mezzi di trasporto pubblici della regione, sempre pronti a dare una mano).
Un passo importante verso l’eliminazione di quelle barriere architettoniche ancora esistenti, dal 2007 ad oggi è stato sicuramente compiuto. Marciapiedi smussati, stabili con accessi migliorati (com’è il caso per Palazzo Marcacci, a Locarno), rampe, appositi posteggi e altro ancora stanno a testimoniare dell’impegno profuso dalle Amministrazioni. Ma molta strada resta ancora da fare, perché purtroppo, stando a quanto ci è stato riferito, non tutti gli accorgimenti presi si sono rivelati adeguati al caso. Questa mano tesa verso l’handicap da parte della Protezione civile di Locarno e Vallemaggia, intanto, non può che far onore al Consorzio, da sempre impegnato anche in progetti di promozione sociale a favore della comunità.

giovedì 1 agosto 2013

Stoccolma 2013... sogno di mezza estate

Ripercorrendo le località finora visitate, abbiamo notato un certo feeling con le città del nord e quest'anno abbiamo quindi optato per tornare a quelle latitudini, scegliendo come meta la capitale della Svezia, Stoccolma.

Dopo le esperienze acquisite in precedenza, abbiamo deciso di optare per un albergo della catena Radisson Blu, e la nostra scelta è caduta sul Waterfront, proprio in centro città. La struttura era moderna e accogliente, il buffet della colazione decisamente ricco, la camera confortevole e silenziosa, e non da ultimo, dotata di un collegamento Internet ad alta velocità degno di tale nome. Si consiglia di richiedere una stanza dei piani alti, dal numero dispari, in modo da poter beneficiare di un bel panorama.

Nonostante negli ultimi anni ce la fossimo presa un po' comoda nel visitare musei e quant'altro, a Stoccolma ci siamo lasciati stupire dalla vasta offerta di luoghi da scoprire...
Abbiamo percorso i corridoi e le stanze del palazzo reale (che ha una camera in più di Buckingham Palace!), scrutato le corone degli antichi regali, assaporato e ballato sulle note degli Abba (e di altri musicisti svedesi), viaggiato (senza affondare) sul maestoso vascello Vasa.
Ci siamo calati nelle vesti di consiglieri comunali della città stazionando nei locali del municipio, abbiamo cercato di comprendere (con poco successo) i pensieri di alcuni artisti moderni, ci siamo lasciati avvolgere dalle immagini del Fotografiska.
Abbiamo solcato il tetto dello SkyView sull'Ericsson Globe e ci siamo fatti deliziare dal panorama offertoci dalla Kaknästornet.
Ci siamo lasciati erudire dalle guide del sightseeing tour con bus e battello e abbiamo percorso il lungo ed in largo la magnifica Gamla Stan, i lungomare e lungolaghi, le banchine dei porti (dove quotidianamente attraccano maestose navi da crociera), le vie pedonali dello shopping, le svariate isolette (come Kastellholmen o Langholmen, dove siamo stati gentilmente guidati da un indigeno), lo spensierato Gröna Lund, i parchi (che si possono percorrere tranquillamente anche in bicicletta),... Insomma, che camminate...

Dopo aver deliziato la vista era anche necessario offrire al palato la giusta ricompensa. Tra i vari locali visitati riteniamo degni di nota il Fem Små Hus, il TGI Friday's (che pur essendo una catena è sempre simpatico), il Who is Mr. French?, il Chokladkoppen, il Mälarpaviljongen ... e per un cocktail dopo cena, il bar dell'albergo, che ironicamente era quello con i prezzi più accessibili (da tenere presente che la tassa sugli alcolici in Svezia è molto elevata, facendo lievitare i prezzi quasi al doppio rispetto a quello a cui siamo abituati in Svizzera).

Come spesso accade, è comunque più intrigante lasciar correre i pensieri osservando qualche scatto caratteristico, per cui vi lasciamo partire alla scoperta della nostra tradizionale galleria "fotografiska".

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domenica 31 marzo 2013

In un nuovo "universo" automobilistico

Le nostre vite sono sempre state accompagnate dal marchio Amag (a parte una breve parentesi di Chrysler per Manuel), sin dall'amatissimo Maggiolino di Milijan o dall'Audi 90 nella quale Manuel ha percorso i primi viaggi di famiglia.
Dopo anni di onorato servizio ecco che Amag lascia spazio alla "temuta" concorrenza bavarese: eh sì, ci siamo lasciati affascinare da una Bmw, dalla sua sportiva e dinamica guidabilità, dalla sua linea filante, dai suoi nuovi interni meno rudi rispetto al passato, dal sofisticato ed estremamente tecnologico multimedia,... Un cambio "radicale" che, nei primi momenti, non ci fa rimpiangere le vetture di Wolfsburg o Ingolstadt.

Ovviamente, chi ci conosce ormai lo sa, non potevamo esimerci da aggiungere pure qualche chicca puramente estetica e quindi alla nuova 328i xDrive sono stati donati un colore decisamente appariscente, un pacchetto M-Sport per dare un tocco grintoso e dei cerchioni di grandi dimensioni per non passare inosservati. Eheheh, santo Narciso ringrazia.

Basta parole, lasciamo spazio alle emozioni visive, con una piccola gallery nata durante un breve tour nella regione: chi riconosce i luoghi?

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mercoledì 27 febbraio 2013

"Io, cieco, che posso vedere il vento"


Nella carta stampata, che sempre più spesso raccoglie notizie drammatiche, sanguinose e da far rabbrividire, è piacevole talvolta imbattersi in storie semplici, ricche di emozioni, coraggio e serenità; una carica di ottimismo capace di commuovere e di far "vedere" il calore del sole e le dolci carezze del vento…
Un grazie all'articolista e al protagonista di questa vicenda, protagonista con il quale, tra l'altro, ho avuto modo di comunicare durante un progetto legato alla cecità con una delle mie classi di qualche anno fa.


Io, cieco, che posso vedere il vento
di Cristina Ferrari (LaRegione, 27.02.2013)

Ha il fuoco della vita dentro di sé Marco Lavizzari. Un uomo che ha saputo superare con grande coraggio un ostacolo che il destino gli ha messo davanti 18 anni fa, quando un glaucoma ha portato via i suoi occhi e molti progetti. Un destino però che non è riuscito a fermare i tanti sogni.
Cieco nella vista, ma non nel cuore, Marco Lavizzari, 58 anni, residente nella frazione poschiavina di San Carlo, è spesso nel Luganese. Membro di Unitas è fra i referenti scolastici impegnati a portare fra i giovani studenti un messaggio di speranza e di maggiore comprensione del mondo di chi vive, e subisce, un andicap. Grande sportivo (amante dello sci e delle camminate in alta montagna), lo scorso settembre ha oltrepassato una nuova barriera, decidendo di mettersi al timone di una barca a vela di 14 metri. Con lui l’equipaggio del Cruising Club Svizzero di Pregassona capitanato dallo skipper Giorgio Ricci e dai “marinai” Alessandro Intimi, Beatrice Irigoyen, Elisa Lanzi e Paul Leonard.
« È stato un colpo di fulmine – comincia il suo racconto Marco –. Devo tutto all’amica Elisa che con la sua semplicità mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto salire a bordo. La sera ne ho accennato a mia moglie che mi ha detto: “Se ti fa piacere...”. Ho risposto subito di sì ».
Iniziano i preparativi. Tutto viene definito. Meta la Grecia e le acque cristalline dello Ionio, fra le isole di Paxo, Lefkas, Itaka e Zante. « Un’esperienza che all’inizio, a dire il vero, ho affrontato con una certa “tremarèla” – ammette con sincerità Marco . – La mia prima esperienza in barca a vela... Una data e un ricordo che non dimenticherò facilmente ».
Poi piano piano affiorano tanti flashback. « La barca a vela è bella da vedersi – annota lo stesso Marco – è silenziosa nella sua velocità. Quando mi trovavo seduto sulla prua, sentivo i vari rumori, o per meglio dire, le varie melodie: l’acqua che sbatte sul bordo della barca, le nuvole che sorvolano la nostra barca con il loro leggero fruscio, il vento che riempie la vela con la sua forza e la spinge... ».
E là dove la vista non coglie tutte le sfumature della natura, lui, cieco, raccoglie molti “segreti”: « Col cuore stracolmo di felicità ho assaporato le variazioni del vento e la sua velocità, percepivo la sua forza nell’inclinazione della barca, da come cioè rendeva duro il timone, sentivo che mi accarezzava il viso ed… ero libero. Che sensazioni! ».

La forza della volontà

Ma, vi chiederete: un cieco come fa ad andare in barca a vela? « Semplice – è la risposta del nostro interlocutore – risvegliando e puntando sui quattro sensi. Il leggero batter delle onde mi dava informazioni sulla velocità di navigazione, il silenzio rassicurante delle vele e l’inclinazione della barca, mai esagerata. Senza accorgermene sono entrato a far parte dell’equilibrio di tutti questi elementi grazie a una rilassata concentrazione della mente che percepiva le cose in un modo nuovo. La vela per il cieco è fatta di molte sensazioni date da rumori, fruscii e sbatter di vele. Un senso di libertà impagabile che ho voluto cogliere e condividere con l’equipaggio durante le conversazioni a bordo ».
Per Marco quella goia è ancora presente attraverso le sue parole: « Sentire il vento con la pelle, sapere dove è la terra annusandone il profumo, toccare la barca palmo a palmo e costruirsi così la propria immagine fotografica. Ecco come è possibile per un cieco orientarsi in mare su una barca a vela ».
Per un cieco, infatti, fondamentale è sfruttare tutte le sensazioni che provengono dagli altri sensi: udito-tatto-olfattogusto. I primi due sono sicuramente fondamentali, ma anche l’olfatto e il gusto aiutano il cieco. In mare l’olfatto porta a sentire l’odore di pioggia prima dell’arrivo di un temporale, sconosciuto ai moderni velisti normodotati, in quanto, da tempo, le strumentazioni a bordo hanno tolto loro questo piacere.
Il gusto aiuta a capire se gli spruzzi sul viso sono gocce di pioggia o schizzi delle onde del mare. L’udito comunica le mille informazioni al cieco velista: l’onda che frange sulle fiancate della barca con il suo rumore trasmette la sua altezza e lunghezza e la sua velocità: « Il suono in lontananza di un motore o di una sirena sono le emozioni del mondo marino – aggiunge Marco – il canto allegro di un gabbiano segnala la vicinanza della terra o di un porto. Del resto, i normodotati non vedono il vento in quanto l’aria che lo genera è trasparente e quindi invisibile. Il vento… quanto è importante, è la magia che muove le barche a vela ». La durezza trasmessa dalla pressione dell’acqua sul timone, aiuta il cieco a percepire le varie sensazioni, i suoi sensi non sono più sviluppati, li usa e basta.

Un tuffo nella libertà

Il mare, perché allora non provare a tuffarsi libero in acque profonde senza salvagente o altri limiti? « I miei compagni di avventura mi hanno invitato a fare questa esperienza. Mi sono fidato di tutti, ci ho provato, con il cuore in gola ho spiccato il primo tuffo… che sensazione, troppo bello! Mai avrei pensato di lanciarmi in acqua dal bordo della barca, invece di usare la scaletta... », pensa con emozione a quei momenti Marco.
« Tornato a terra nella mia quotidianità, la mente, spesso all’improvviso, ritorna a quelle immagini. È stata un’esperienza che non scorderò mai. Nella mia memoria sono indimenticabili le voci dei compagni di avventura » non manca di dirci il moderno navigatore.
« È quello che c’è dentro che colora la nostra vita – sono le ultime parole che attestano un carattere eccezionale. – Mai avrei pensato di poter fare un’esperienza simile. Ma purtroppo le cose belle finiscono in fretta e, infatti, sette giorni sono letteralmente volati. Così dopo i saluti, qualche lacrima e le promesse di risentirci, abbiamo dovuto lasciare la nostra barca, dopo che per una settimana è stata la nostra casa. Ho filmato nella mia mente ogni istante, questo mi darà modo di riviverla ogni attimo e fare tesoro di ogni minuto vissuto »

giovedì 14 febbraio 2013

Una Zurigo... glaciale.


Era da un po' di tempo che non rendevo visita alla bella Zurigo… Quale giornata migliore per farlo se non quando la temperatura esterna è di - 9°?
Più o meno pronto a combattere il freddo sono uscito di casa e subito mi sono rintanato in uno Starbucks per gustarmi un caldo cappuccino ed una fetta di torta: un po' di calorie per poi affrontare dignitosamente il gelo…
In seguito su e giù per qualche tram, lungo la Bahnhofstrasse, Niederdorf e le classiche viuzze del centro.
Pranzo a Dübendorf con Manuel e al pomeriggio una capatina all'MFO - Park di Oerlikon ed alla Polyterrasse. Poi… il freddo ha vinto, eheheh.
Questa sera cenetta al lume di candela e domani sarà un altro grigio e gelido giorno… Shopping in arrivo?










domenica 4 novembre 2012

Londra 2012: la terza volta è quella buona...


Questa volta anche Milijan si è ricreduto…
Dopo un soggiorno in questa città appena tre anni e mezzo fa, complice la presenza nella capitale britannica di due amici, siamo tornati a Londra per una breve vacanza. Le scorse volte l'entusiasmo di Milijan non è stato ad alti livelli e qualche pregiudizio sulle bellezze londinesi aleggiava nella sua mente. Pertanto, l'occasione di avere una "guida" che conosce la città meglio di un turista, ci ha permesso di vedere luoghi diversi da quelli visitati nei soggiorni passati ed anche l'ammirazione verso la metropoli ha avuto la sua svolta.

Eppure l'inizio non è stato dei migliori… In fase di atterraggio all'aeroporto di London City, il forte vento ci ha costretti ad un go-around mozzafiato ed al secondo tentativo, malgrado qualche sferzata al nostro povero "Jumbolino", abbiamo toccato terra con successo.

All'aeroporto ci attendeva già Mattia, la nostra guida per i tre giorni, e dopo una breve capatina al nostro albergo per depositare i bagagli, abbiamo iniziato, nonostante la tarda ora, con un primo giretto lungo il Tamigi, nella zona dei Jubilee Gardens, del London Eye e dei loro dintorni.

Di seguito, nei giorni successivi, le camminate si sono sviluppate nei pressi dell'albergo, nel quartiere di Westminster - con il tipico palazzo del parlamento ed il Big Ben -, a Camden Town ed il suo mercato (dove siamo poi tornati una sera a bere qualcosa e ad ascoltare un concerto con Marco, secondo amico presente nella capitale britannica), lungo il Regent's canal accanto alle chiuse Camden Lock, sulla panoramica collina Primrose Hill all'interno di Regent's Park, nel campus del college d'arte e design St Martins - ubicato in una fabbrica dell'epoca industriale magnificamente ristrutturata - , all'interno della stazione ferroviaria di St Pancras e a quella di King Cross, al laghetto Serpentine di Hyde Park, a Bakery Street dove viveva Sherlock Holmes, all'immancabile Buckingam Palace, nel cuore pulsante dell'economia Canary Wharf, nell'area pedonalizzata di Covent Garden, nel più antico mercato cittadino di Borough Market, ai piedi dello Shard - l'imponente grattacielo più alto d'Europa -, senza poi dimenticare attività più "venali" come le visite a Apple Store, alle boutique di Audi e di Bmw e ad una pasticceria ricca di delizie nella County Hall.
Una visita d'obbligo pure al quartiere residenziale dove vive Mattia ed in quattro e quattr'otto il soggiorno è trascorso e molto velocemente si è pure concluso.

Non possiamo che ringraziare Mattia per l'accoglienza e per averci fatto visitare la "sua" nuova città con uno sguardo più indigeno ed un ringraziamento va pure a Marco per la piacevole serata passata in sua compagnia…

E che dire infine di Londra? Beh, non c'è due senza tre ed il quattro vien da sé...

Per qualche tradizionale fotografia, potete invece cliccare qui e godervi i panorami...


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giovedì 20 settembre 2012

Esercenti: autolesioniamoci...


Il turismo in Ticino è nelle cifre rosse e tanta gente si premura di cercare delle giustificazioni a tale declino: l'Euro debole va per la maggiore, ma forse si dovrebbe cercare di evitare comportamenti incresciosi come quello descritto nell'articolo seguente, estrapolato da un quotidiano di oggi.
Probabilmente, anche se da un giorno all'altro il turismo ticinese dovesse improvvisamente diventare attrattivo (con alberghi dignitosi per tutte le tasche e con le stesse offerte in internet che ogni località turistica offre ai suoi potenziali villeggianti), beh, una pubblicità del genere non aiuterà certamente questo mercato in crisi. Il lavoro più grande va fatto dalle persone che dovrebbero accogliere i visitatori, ma se viene fatto in questo modo...


‘Volete acqua? Quella del Wc ha più gusto’

Un gruppo reduce dalle acrobazie fluviali del canyoning si reca nel ristorante convenzionato con gli organizzatori dell’escursione. Il pasto (maccheronata a volontà per 11 franchi, bibite escluse) è compreso nel prezzo. Qualcuno chiede una caraffa d’acqua del rubinetto “per spegnere i primi ardori di una sete bruciante”, ma la cameriera prima dice che di acqua del rubinetto non ce n’è, poi cambia idea e si presenta con l’agognata brocca. Ma specificando, “in tono scortese e maleducato”, che si tratta di acqua del gabinetto “e che per questo è più gustosa”.

Il fattaccio risale a una domenica di settembre ed è accaduto in un ristorante di una località della Valle Verzasca di cui non faremo il nome. Un fattaccio che, se confermato, in tempi di magra turistica fa pensare. E lascia “sconcertati e allibiti” come sostengono di essersi sentiti i quattro ospiti che erano seduti a uno dei quattro tavoli preparati per le 16 persone della comitiva. Quattro ospiti che, ispirati dalla donna losonese che più di tutti si sente coinvolta, hanno preso carta e penna per raccontare l’accaduto a Ente turistico di Tenero e Valle Verzasca, Gastro Lago Maggiore e al nostro giornale.

La lettera ha toni accesi e riferisce anche di altre insolenze assortite, sempre da parte dell’ineffabile cameriera. Tanto da spingere gli astanti del tavolo in questione a parlare di “maleducazione, assenza di qualsiasi cortesia e gentilezza: ecco il trattamento ricevuto da un gerente di uno di quei locali tipici, tanto cari ai ticinesi come alle guide turistiche!”.

Il bello (o il brutto) è che l’accorato racconto viene confermato parola per parola dalla gerente titolare, che ammette tutto pur non avendo visto niente, trovandosi nella cucina al primo piano. « È tutto vero – dice – purtroppo è successo. Si è trattato di un atteggiamento inqualificabile da parte di una nostra collaboratrice saltuaria, che abbiamo ovviamente sgridato e invitato a cambiare registro ». Aggiunge però che « questa situazione incresciosa è di sicuro il risultato di ritmi di lavoro spesso eccessivi, abbinati a certa clientela molto difficile da trattare. Spiace. Ma spiace anche, e forse addirittura di più, che chi ha scritto la lettera l’ha indirizzata... a tutto il mondo salvo che a noi. Le lamentele vanno fatte sul posto, faccia a faccia, così da potersi confrontare per cercare giustificazioni e soluzioni. Invece tutto passa sotto silenzio e un giorno arriva una lettera di quel tenore ». Fatto sta che la gerenza, sollecitata dall’Ente turistico, ha già inviato tutte le scuse del caso alla prima firmataria della lettera. Con tanto di invito a una cena di cacciagione, annaffiata da buon vino (o acqua, ma del rubinetto).

Fonte: LaRegione Ticino, Davide Martinoni

domenica 15 luglio 2012

USA 2012... Due settimane di puro entusiasmo

For all our non-Italian speaking friends, you may go directly to the photo galleries by following this link.

Da qualche anno mancava all'appello il continente americano e, complice una preventivata da tempo gita di famiglia, per le vacanze estive del 2012 abbiamo optato per una scampagnata di diverse tappe negli States.
Il viaggio è stato confezionato cercando di mescolare in un cocktail esplosivo ciò che di più diverso gli Stati Uniti hanno da offrire: la baraonda della metropoli, la quiete della natura montagnosa ancora incontaminata e l'"all-in-one" di un'unica grande città, dal mare alle montagne.

La prima tappa è stata una vecchia conoscenza: New York.
Qui, accompagnati da babbo Ernesto, mamma Francine, Nicolà (il brother) e Lucia (la futura cognata), abbiamo soggiornato presso l'Hotel Intercontinental Times Square, nel centro del cuore pulsante della Grande Mela.
Nei giorni della nostra permanenza abbiamo svolto svariate attività, da quelle culturali a quelle culinarie, da quelle più frivole a quelle più impegnative.
Degne di note le cene presso Megu o Ruth's Chris Steakhouse o la colazione da Sarabeth's per restare nel ramo alimentare.
L'immancabile Statua della Libertà e relativo museo di Ellis Island, la portaerei Intrepid ed i suoi aerei ed elicotteri, il Museum of Modern Art, il Top of the Rock, la Grand Central Terminal o ancora il Memorial del 9/11 sono le attrazioni che questa volta hanno colto la nostra attenzione.
La Fifth Avenue ed il suo shopping (evitiamo in questa pagina di linkare tutti i negozi visitati ahahahah), Times Square, Central Park, Battery Park e molti altri classici luoghi ci hanno deliziato nei momenti più leggeri e distensivi che in ogni vacanza devono esserci.

Eccovi le foto della tappa a New York.

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Dopo la parentesi metropolitana, ci siamo imbarcati su un volo interno della Frontier Airlines che ci ha portati a Denver ed in seguito su un altro volo che ci ha trasportati dritti dritti nel cuore del Wyoming, a Jackson e nella sua regione. Lì ci attendevano gli zii di Manuel, Monica e Beat ed i loro cuccioloni Chief e Mahko.
Partendo dalla magnifica casa di Monica e Beat, adagiata su una collina con un'imperdibile vista, abbiamo svolto innumerevoli giri nella regione: ci siamo lasciati travolgere dal clima festoso di un rodeo, abbiamo visto da molto vicino un branco di bufali (e poi ce ne siamo mangiati pure un pezzo per cena), abbiamo goduto del panorama del massiccio del Grand Teton, abbiamo raggiunto la cima della Rendezvous Mountain, abbiamo seguito i rafter sullo Snake River e macinato centinaia di chilometri tra Wyoming ed Idaho... Una vera full immersion nell'America più remota e profonda.

Qui di seguito trovate le foto della visita in Wyoming:

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A bordo di due diversi aerei della Delta Airlines (qui si capisce quando la gente dice che in America gli aerei sono equiparati agli autobus e tutti, bambini compresi, fanno quel che vogliono...) abbiamo raggiunto Los Angeles, passando dapprima da Salt Lake City.
Dopo un'ora di attesa per ricevere la nostra auto a noleggio, a notte inoltrata abbiamo raggiunto il nostro albergo a West Hollywood.
Il mattino seguente, accompagnati gentilmente da uno Swiss-Angeleno molto cortese ed appassionato della sua città, abbiamo scoperto le bellezze della località californiana. Michael ci ha scarrozzati dai monti al mare, dai quartieri dell'economia a quelli del cinema, dello sport e delle Very Important Persons, senza dimenticare i sobborghi multiculturali e quelli della comunità arcobaleno. Troppo complesso linkare qui tutto quello che abbiamo potuto conoscere dalla bocca del nostro cicerone, ma siamo certi che una guida turistica come la nostra in molti ce la possono invidiare. Grazie.
I due ultimi giorni di soggiorno a Los Angeles li abbiamo passati tra le stelle di Hollywood, agli Universal Studios (che Milijan credeva fino in ultimo che fossero unicamente gli studi cinematografici e non un parco dei divertimenti) e lungo le spiagge di Santa Monica e Venice Beach. Eh no, il mare non poteva mancare...

Così come non possono mancare le foto del nostro tour a Los Angeles e dintorni.

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Dopo una decina di giorni su suolo americano, a malincuore ma con mille ricordi, eccoci di nuovo a casa, a riprenderci dal jetlag (anche se meno duro del previsto, grazie ai comodi sedili ed all'ottimo servizio della business class della nostra compagnia di bandiera) e a rielaborare alcuni degli scatti più caratteristici di questa entusiasmante vacanza... Su su, cliccate un po' anche voi :)

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